Torino – L’assiduità e l’instancabilità agonistica nella triplice disciplina dalle corte alle lunghe distanze, soprattutto, percorse dall’ironman Alessandro Borgio, suscita ammirazione e curiosità tra i triathleti dell’Ironbiella. Sollecitati da tale notorietà, abbiamo invitato Sandro alla piazza dell’Ironbiella che risponderà alle nostre domande sul Campionato Europeo distanza lunga, disputato recentemente a Vichy.La precisione descrittiva dell’evento e la meticolosità delle risposte date da Sandro sono una biblioteca per il triatleta neofita che vorrà intraprendere le lunghe distanze e per l’esperto triatleta un bagaglio di notizie concernenti un campionato europeo, che arricchirà ancor di più la propria esperienza vissuta di persona. La mole di informazioni profuse da Borgio sono così tante che abbiamo suddiviso la pubblicazione in più parti.

L’intervista

Ciao Sandro, grazie per aver accettato il nostro invito.

Ciao a tutti e grazie a voi.

Supponiamo che Tu abbia tanto da raccontare e quindi iniziamo subito con la prima domanda. La tua partecipazione all’Ironman di Barcellona ai primi di ottobre è una consuetudine nota a tutti, ma perché gareggiare, un mese prima, un’altra distanza lunga?

Ho scelto di iscrivermi a Vichy perché c’ero già stato l’anno scorso e per il troppo caldo (42°C) avevano trasformato la gara in un mezzo. Da signori l’organizzazione ci aveva scontato una parte di quota dell’iscrizione a Barcellona e proposto l’iscrizione per quest’anno in pratica a metà prezzo. Solo dopo eseguita l’iscrizione Fabrizio (Forzan) mi ha detto che potevo prendere parte al campionato europeo.

Partecipare con la Nazionale Age Group richiede una fase burocratica complicata come hai fatto?

Mi sono attivato subito presso la FITRI per chiedere cosa dovessi fare, e alla fine ho ordinato un body della nazionale italiana, che però, per ritardi nella produzione da parte del fornitore, non mi è stato consegnato in tempo. Ho dovuto quindi farmi scrivere a pagamento sul body Ironbiella (sul petto) la sigla ITA sul posto ed i giudici hanno effettuato verifiche al momento di entrare a posare il materiale in zona cambio che tutti quelli che gareggiavano per il campionato avessero la nazione di appartenenza scritta. Nessuno aveva la tenuta della nazione.

C’è da augurarsi che questo ennesimo disguido all’italiana sia stato compensato da un’efficienza francese!

La location è buona, una sola zona cambio quindi gli spettatori non devono spostarsi per vederti passare, tutto è ben organizzato in maniera professionale ma amichevole. Tanto per darvi un’idea, all’arrivo dopo la gara ti facevano addirittura le crepes, mentre alla cerimonia di premiazione del lunedì c’era un’ottima paella di pollo.

Un’organizzazione ben fatta attira sempre molti iscritti.

Meriterebbero senz’altro una maggiore presenza sia di Pro sia di Age Group, ma devono scontare che l’anno scorso hanno avuto quel disguido, il periodo dell’anno è congestionato (praticamente uno alla settimana), i Pro più forti preparano le Hawaii ed il montepremi non è elevatissimo.

Un evento internazionale soprattutto quando è un campionato solitamente suscita molto interesse, giusto?

Il fatto di essere campionato europeo ha reso le normative più rigide, meno flessibili, i premi ai primi tre Pro anziché ai 10 come di solito, per esempio, ma anche maggior fiscalità nell’applicazione delle regole ed un’aria sul campo gara meno godibile, meno di festa. In più, confrontandomi con gli altri italiani presenti, mi è sembrato che i giudici fossero prevenuti e mal disposti nei nostri confronti.

Contemporaneamente alla distanza lunga è stato disputato anche il mezzo Ironman, quanti erano gli iscritti?

Tutto ciò ha comunque portato ad avere tra half e long distance una partecipazione di circa 1400 persone per una trentina di paesi rappresentati.

Dove avete nuotato?

Il percorso di nuoto nel lago/fiume era all’australiana (con uscita dall’acqua a metà percorso), l’acqua è veramente torbida e non vedi quasi la tua mano mentre nuoti, ma con batterie poco affollate è vivibilissimo.

E del percorso ciclistico?

Quello di bici è di due giri su di un vallonato tranquillissimo (a parte i primi 5k da ripetere 2 volte) ed è un po’ più corto (circa 176k). Solo è molto aperto al vento e puoi trovarlo contro abbastanza forte com’è successo a noi. Il primo giro, condiviso parzialmente con quelli che facevano il 70.3, non abbiamo praticamente trovato vetture sul percorso, mentre durante il secondo purtroppo c’era abbastanza traffico, pur sempre con ogni incrocio presidiato da almeno 3 volontari. La mia valutazione prende spunto dagli altri Challenge e IM cui ho partecipato, (Barcellona, Roth, Klagenfurt senz’auto, qui e Zurigo un po’ trafficati), ma assolutamente non paragonabili ai 70.3 italiani in cui sulla strada, purtroppo, spesso trovi il mondo.

E vai con la maratona!

La corsa quest’anno era strana perché su un lato fiume eri protetto dal vento e quindi faceva un caldo assassino che dovevi bagnarti, mentre al ritorno sull’altro lato avevi un vento freddo contro che ti conciava per le feste. E difatti ho avuto una mezza congestione al km 18 con perdita di sangue dal naso e giramenti di testa, ma ne parlerò nel racconto della gara. Meglio dell’anno scorso comunque, quando dovevi strisciare dappertutto per cercare un po’ d’ombra. I ristori sono in concreto ogni 2,5k e sono rifornitissimi secondo lo stile Challenge.

Terminiamo qui la prima parte dell’intervista e nella prossima puntata Borgio ci racconterà di come ha vissuto la vigilia.

Comments

  1. Calcolando che Sandro definisce la frazione ciclistica del challenge di Barcellona “tutto in piano…” che io definirei “quasi tutto in piano…” Non oso pensare come sia il “vallonato tranquillissimo” di Vichy!!! Grande Sandro!

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